Rimborso Trenitalia per Biglietti non Utilizzati – Come Fare

Oggi è più facile acquistare biglietti Trenitalia, basta infatti collegarsi al sito Internet, registrarsi e richiedere quanto serve per viaggiare con la Società ferroviaria italiana. Senonchè, può accadere che per una qualsiasi ragione, non sia più possibile affrontare il viaggio ed in questo caso il biglietto non andrà perso, perchè è possibile richiederne il rimborso, anche se tutto ciò comporta un onere, mediamente pari al 20% del costo del biglietto intero.

Attenzione, è importante che l’operazione di rimborso venga richiesta prima che il treno sia partito, altrimenti il biglietto andrà del tutto perso. Premesso ciò, collegandosi al sito, occorrerà farsi riconoscere mediante l’inserimento della login e username con relativa password. Fatto ciò, cercare la finestra relativa al rimborso online inserendo il codice presente nel biglietto in possesso, inviare la richiesta e nell’arco temporale che Trenitalia generalmente si prende per ottemperare alla sua obbligazione, si avrà indietro il denaro versato per l’acquisto.

In alternativa è possibile scaricare questo fac simile reclamo Tremitalia da Ireclami.com e inviarlo tramite raccomandata a Trenitalia Spa – Divisione Passeggeri NI – Vendita e Customer Service Base NI – Customer Care e Servizi di Sala Operativa – Piazza della Croce Rossa, 1 – 00161 Roma.

Trenitalia effettuerà infatti il rimborso accreditandovi l’importo del/dei biglietto/i direttamente sulla vostra carta di credito, atteso che generalmente l’acquisto è avvenuto con lo stesso criterio. ma occorre ricordare anche altro. Qualcuno infatti ritiene che è possibile ottenere rimborsi qualunque sia stata la tratta richiesta ma così non è!

Infatti, Trenitalia discerne i tipi di viaggi prenotati, ovvero, non tutti i tipi di viaggio sono uguali. Chi ha prenotato un viaggio internazionale, in caso di rinuncia perde il rimborso dell’intero biglietto, chi invece ha prenotato e non ha usufruito di un biglietto per un viaggio effettuato in Italia, con i limiti di cui sopra, avrà diritto al rimborso. Il rimborso è anche previsto quando il biglietto sia stato acquistato presso le stazioni self service.

Cosa Vedere a Terni

Se vuoi visitare l’Umbria, Terni, pur se non annoverata tra le cittadine più significative della zona, presenta degli aspetti interessanti che comunque andrebbero visti. Questo breve itinerario è studiato per far conoscere almeno in parte le sue bellezze artistiche.

Se visitando l’Umbria ti capiterà di passare per Terni, una giornata vale la pena di spenderla in giro per la città ad ammirare la parte del centro storico più antica. Un edificio degno di nota è la chiesa di San Francesco, da cui può cominciare il tuo tour. Questa chiesa risale al XIII secolo anche se fu poi rinnovata negli anni: della struttura originaria rimane oggi la facciata esterna e il portale gotico. Spostati poi verso Porta Sant’Angelo, la trecentesca porta che era l’ingresso occidentale della città, con accanto le mura di Terni, resti di epoca romana che cingono i giardini della passeggiata. Proseguendo per via Cavour, si arriva a piazza del Popolo e nei pressi del Comune, Palazzo Spada, si può visitare il Tempio del Sole.

La Chiesa romanica di San Salvatore, meglio conosciuta come il Tempio del Sole, sorse su edifici romani ritenuti un santuario del sole e in realtà corrispondenti ai resti di una Domus Romana. Essa è caratterizzata da due corpi, uno circolare del V secolo e l’altro dell’XI-XII secolo. La cappella Manassei risale al 300. Altra tappa importante è la chiesa di San Cristoforo, che si può raggiungere percorrendo quasi tutto corso Tacito. Questa chiesa è una delle più antiche della città e risale al secolo XII-XIII. La facciata esterna mostra una certa semplicità di linee e prelude alla nudità dell’interno.

Dopo aver gironzolato per le vie del centro storico, è ovvio che non puoi omettere la visita alla Cascata delle Marmore, che si trova fuori dalla città a pochi chilometri. Questo spettacolo naturale è in realtà stato creato artificialmente nel 271 a.C. dal console Curio Dentato, che decise di bonificare la pianura reatina realizzando un canale di due chilometri circa fino alla rupe di Marmore. In poche parole, le acque del fiume Velino sono state convogliate nel fiume Nera sottostante, creando la Cascata, che compie un salto di 165 metri. Lo spettacolo si può ammirare dai Belvedere negli orari di apertura della Cascata.

Cosa Vedere a Kinderdijk

Kinderdijk è una suggestiva frazione olandese del bassopiano Alblasserwaard, situata soltanto a 15 chilometri da Rotterdam, famosa nel mondo per la piana dei mulini, oggi considerata Patrimonio dell’Umanità, che è possibile visitare a piedi, in bicicletta o tramite battello.

Kinderdijk è un ottimo posto per essere visitato da famiglie con bambini: il paesaggio circostante è quasi fiabesco, non vi sono pericoli ed il nome stesso della località è frutto di una leggenda che invoglia a visitarla: la leggenda narra che durante l’alluvione del 1420 (la più disastrosa mai avvenuta in Olanda), una culla contenente un bambino e un gatto, era in totale balia delle acque finché fu miracolosamente fermata da una diga e Kinderdijk vuol dire appunto “diga dei bambini”.

La piana dei mulini di Kinderdijk è costituita da 19 mulini a vento, di cui 9 a base circolare e 10 a base ottagonale: siffatte strutture, distribuiti su file opposte, furono costruiti nel 1740 come parte di un sistema di gestione dell’acqua che aveva la funzione di evitare inondazioni. Per godere della loro bellezza e della tranquillità quasi surreale del luogo, puoi decidere di passeggiare a piedi lungo i sentieri che costeggiano i canali, noleggiare una bici, oppure fare un’escursione in battello.

Nei mesi estivi i mulini funzionano ogni week-end offrendo una visuale suggestiva; il mulino denominato “Nedrwaardmolen 2”, il secondo a base circolare, è aperto al pubblico e permette di farsi un’idea di come vivevano e lavoravano i mugnai all’interno di quelle abitazioni. Sono stati arredati come un tempo, dai letti di dimensioni ridotte agli utensili caratteristici. Anche se il periodo migliore per visitare questo splendido luogo sembra essere l’estate, anche altri periodi dell’anno sono fortemente indicati.

Cosa Vedere a Koszeg

Koszeg è una città dell’Ungheria, che conta 12 mila abitanti, contea di Vas. Cittadina di frontiera, sul confine con l’Austria, la più alta dell’Ungheria, ai piedi del monte Irottko, la piu alta vetta del Transdanubio, facente parte delle alpi austriache; è per tradizione un centro di scuole.

Koszeg fu costruita nel secolo XIII per arrestare l’espansione germanica verso est; nel secolo XIV ottenne le patenti di città reale. Chi arriva a Koszeg viene subito indirizzato nella piazza della Repubblica chiamata Koztarsasag ter, che si apre ai piedi del Varkor, il bastione esteriore della città murata; il giro delle mura è pressoché completo, scandito da statue barocche di Santi e affiancato da palazzetti barocchi, rococò e neoclassici.

Sulla piazza si trovano la barocca colonna della peste, una chiesa neogotica e, di fronte a sinistra l’antico celebre albergo Strucc (lo struzzo), costruito tra i secoli XVIII e VIII. Proseguendo a nord della piazza della Libertà si raggiunge la Hosi Kapu, costruita nel 1932 per celebrare il 4° centenario dell’assedio turco. Al dila’ si apre una delle più incantevoli scenografie medioevali dell’Ungheria.

Altro monumento che vi consiglio di non dimenticare nella visita è il castello detto ” Var” costruito nel secolo XIII, ha perso quasi tutto dell’originale; rifatto nel 700 dopo un furioso incendio, restaurato dopo l’ultima guerra, oggi ha solo l’aspetto del maniero medioevale; nell’interno c’è un po’ di tutto: la statua di Jurisich, un albergo turistico, i bagni municipali, un locale per la degustazione dei vini che vi consiglio di fare, perchè ne vale la pena, un “espresso”, un teatro e un Museo di storia, artigianato ed etnografia.

Come Visitare la Cina

Che la moderna Cina sia un concentrato di contraddizioni non è più un mistero per nessuno, specialmente ora che è relativamente facile andarci e rendersene conto di persona. Mistero e fascino a parte, mai come in questi ultimi anni la Cina è vicina. E i milioni di turisti che lo visitano ogni anno ne sono la prova.

Cosa fare. A meno che non abbiate due o tre anni di ferie a disposizione, studiate un itinerario tipo senza avere la pretesa di vedere tutto in pochi giorni. Ad esempio, scegliete di visitare Pechino e poi X’ian, la città che custodisce l’immenso esercito di terracotta, una delle meraviglie del mondo. Altrimenti Shanghai, la Parigi della Cina, la regina d’Oriente prima della rivoluzione culturale, oggi tornata agli antichi – e ambigui -splendori. Infine non sarete stati in Cina se non avrete messo piede, anche per poche centinaia di metri, sulla Grande Muraglia.

Provare la vera cucina cinese. Al vostro ritorno difficilmente tornerete al piccolo ristorante cinese sotto casa. Farete scoperte sensazionali per esempio che il famoso riso cantonese non esiste, dal momento che è una pura invenzione per venire incontro ai gusti occidentali. In realtà le cucine cinesi ufficiali sono quattro, ognuna con caratteristiche ben precise: la cucina mandarini (a vapore), quella cantonese (verdura e carni saltate), quella dello Sichuan (piccante e speziata), quella di Shanghai (essenzialmente a base di maiale).

A Pechino, appena arrivati in albergo, fatevi scrivere su un foglio grande, a chiare lettere, o meglio a chiari ideogrammi, il nome e l’indirizzo di dove alloggiate. Sarà l’unico modo per ritrovare la strada quando, molto probabilmente, vi perderete nel dedalo di viuzze della città. Con i tassisti non esiste altro mezzo di comunicazione.

Unirvi, al mattino presto, ai gruppi di persone che praticano nei parchi pubblici il T’ai Chi, una forma di ginnastica aerobica molto lenta che aiuta la circolazione e predispone mente e corpo ad affrontare al meglio la lunga giornata. Sarete accolti con grandi sorrisi.
Affittare una bicicletta, specialmente se il vostro viaggio prevede tappe intermedie fuori delle grandi città. Le escursioni in bicicletta nelle campagne sono molto diffuse e ci sono ovunque agenzie che offrono soluzioni di questo tipo, con pernottamento incluso in campeggi discretamente attrezzati.

Cosa non fare. Scegliere il periodo del Capodanno cinese. Ovunque c’è un caos indescrivibile, e i prezzi degli alberghi triplicano. Per non parlare dei continui scoppi di petardi e di fuochi d’artificio ogni sera (ufficialmente il Capodanno dovrebbe durare due giorni, ma in realtà si protrae per sette). Li hanno inventati loro e con orgoglio li accendono ogni volta che capita l’occasione.

Salutare, specialmente una donna, con un bacio sulla guancia. I cinesi detestano il contatto fisico.
Bere il baiji, la bevanda nazionale, un distillato di cereali. Ha un gusto pessimo ed è indigesta.
Bere Coca-Cola. Non stupitevi: non è una dichiarazione di antiamericanismo, più semplicemente è l’avvertimento che quella Coca-Cola, con buona probabilità, sarà falsa e fatta chissà con cosa.

In Cina si falsifica praticamente tutto e perfettamente, anche i medicinali più noti a livello mondiale (antibiotici inclusi). Programmare gite, escursioni, spostamenti dalle 12.00 alle 14.00. In questo intervallo di tempo in tutta la Cina (l’ora è ovunque quella di Pechino, otto ore avanti rispetto al meridiano di Greenwich) si fa lo xiuxi, la siesta.

Cosa Vedere a Barcellona in Tre Giorni

Visitare una città bella e dinamica come Barcellona richiede un buona dose di spirito di avventura perchè ogni quartiere ha dei propri luoghi da visitare e dei luoghi da evitare. L’importante in un viaggio in questa città è non perdersi nel luoghi comuni che definiscono Barcellona come la meta più presa d’assalto dai borseggiatori.

Puoi visitare Barcellona in circa 3 giorni vedendo tutti i monumenti più belli e rappresentativi di questa città, basta solo dividerla in 3 percorsi diversi e divisi per zone. La prima zona che potete ammirare è quella intorno a Placa D’Espana, dove salendo le grandi scalinate vicino la famosa fontana si può visitare il Museo Nazionale dell’Arte Catalana (MNAC) in cui vengono esposte le maggiori opere di artisti nati e vissuti in Catalogna.

Dopo avere visitato questo museo prendendo la funicolare puoi salire la città per andare sul colle di MontJuic dove oltre allo stadio Olimpico è possibile notare la torre delle comunicazioni, ovvero Torre Calatrava che domina l’intero panorama. Vi consiglio di dare un’occhiata al museo dello Sport dove oltre a tante aree dedicate ad ogni sport, c’è la collezione delle fiaccole utilizzate per le Olimpiadi dai primi del Novecento ad oggi. Passeggiando per il colle di Montjuic puoi prendere la teleferica per arrivare al Castello Medioevale di Montjuic, ovvero una fortezza che affaccia sul mare.

All’interno del castello non c’è quasi niente da visitare, oltre ai negozi di souvenir e ristoranti che troverai in ogni luogo turistico di Barcelona. Dopo aver visitato questa zona attraverso la metropolitana puoi arrivare in 10 minuti a Passeig de Gracia, che è nota per i numerosi negozi ed opere di AntonGaudi. All’uscita della metropolitana troverai la Casa Battlò, uno dei patrimoni lasciati indenni dall’architetto catalano, che sembra essere una casa senza tempo data la particolare forma e struttura. All’interno di questa monumentale casa troverai un’audioguida che ti spiegherà tutti i dettagli dell’architettura di Gaudì.

Il secondo giorno l’itinerario cambia e puoi visitare luoghi molto affollati come le famose Ramblas e il Mercato della Boqueria dove puoi assaggiare frutta fresca e salumi tipici di questa regione spagnola. Le Ramblas è un’unica zona pedonale dove fino a notte inoltrata si possono incontrare artisti di strada tra i più creativi del mondo. Alla fine delle Ramblas troverai la statua di Cristoforo Colombo e il Museo Marittimo. Prendendo la metropolitana puoi andare a visitare il Parc Gueill sempre ad opera di Gaudì che rappresenta uno dei monumenti più belli ed affascinanti di Barcellona.

Il Parco ospita anche un museo e naturalmente un bar e un negozio dis ouvenirs. Con la metro dopo aver visitato il parco puoi arrivare in 5 minuti alla stazione Arc de Tronf dove oltre ad ammirare questo enorme monumento che anticamente rappresentava la porta principale di Barcelona puoi girovagare anche per l’immenso Parc de la Ciutadella, il quale ospita il Parlamento Catalano. Da questa zona si arriva a piedi al quartiere gotico, Barrio Gotico, il quartiere più antico e affascinante di Barcellona. In questa zona vicoli stretti e stradine lastricate ne fanno da padrona, e tante sono le cattedrali importanti da visitare: Santa Maria del Pi, Sant’Eulalia oltre che al duomo centrale. Anche in questa zona tanti sono gli artisti di strada che affollano le tante strade della città vecchia.

Il terzo giorno potrai rilassarti per dedicarti alla visita delle spiaggie di Barcellona. Queste spiagge sono immense e ben collegate con il centro della città. La più importante e conosciuta è quella di Barceloneta dove è meglio recarsi senza oggetti di valore o soldi per non essere presi di mira da ladri e borseggiatori. Il mare di questa regione è fantastico e anche se Barcellona è prevalentemente una città turistica e un porto commerciale di rilievo, sia le spiagge che le acque sono pulitissime.

Dal porto puoi raggiungere velocemente con la metropolitana l’imponente monumento della Sagrada Familia, opera incompiuta dell’architetto Guadì ancora in costruzione. Purtroppo questo monumento è visibile soltanto dall’esterno, perchè l’interno è ancora in fase di allestimento.Visitare questa città rappresenta un’emozione unica ed imperdibile perchè Barcellona ha un fascino che si fonde tra l’antico e il moderno,dove tutto è conservato in maniera ineccepibile. In serata puoi ammirare il luminoso spettacolo della fontana di Placa d’Espana che a ogni turista regali attimi rari di vero stupore.

Come Ottenere Rimborso da Trenitalia

A volte capita che il treno faccia molto ritardo e quindi si può richiedere il rimborso del biglietto, ma agli sportelli c’è sempre una fila che non finisce mai e poi appena arrivati ci si vuole solo riposare. In questa guida ti dirò come richiedere il rimborso del biglietto online.

Di solito una persona prenota online i biglietti. Arrivato, però, il giorno di partire possono sorgere degli impegni improrogabili che non ti permettono di partire. E il primo pensiero che ti viene in mente è quello del rimborso del biglietto. Avere il rimborso del biglietto è possibile, quindi puoi tirare un sospiro di sollievo.

Trenitalia offre ai suoi clienti di richiedere il rimborso del biglietto online proprio per fargli evitare le lunghe file alle biglietterie. Ora ti spiegherò come fare. Per prima cosa devi registrarti sul sito di Trenitalia. Effettuare il login e cliccare su “rimborso online”. Per ottenere il rimborso devi scrivere il codice di prenotazione del biglietto.

Invia la richiesta e devi solo aspettare il rimborso. Se la richiesta di rimborso la effettui lo stesso giorno della partenza ti rimborseranno quasi tutto e tratterranno l’importo di trattenuta per il rimborso del biglietto. La trattenuta dovrebbe essere il 20% del costo del biglietto. Questa procedura può essere utilizzata solo per il rimborso nel caso di rinuncia al viaggio, per il ritardo del treno utilizzato bisogna comunque andare in biglietteria.

In caso di problemi, è possibile utilizzare il modulo presente sul sito Documentiutili.com in questa pagina per fare un reclamo.

Cosa Vedere a Fier

Fier è una delle città più moderne ed importanti dell’Albania e si trova esattamente al centro di questo paese e quindi è un punto di riferimento tra i movimento verso il sud o il nord dell’Albania. Questa città offre tante attrazioni e monumenti storici che delineano la vita di uno dei centri più importanti di questo stato. Ecco di seguito dei consigli per visitare al meglio Fier.

Fier è il capoluogo della provincia omonima e rappresenta una delle città più abitate dal popolo albanese. Questa città è molto importante anche dal punto di vista culturale perché nei suoi dintorni troverai tre siti archeologici come Apollonia, Bylis e Ardenica. Nel centro storico in cui noterai l’influenza del periodo comunista, c’è il museo della storia del paese, con ritrovamenti e pezzi di antiquariato provenienti da tutta la regione.

Sulla collina di Fier troverai il convento ortodosso di Ardenica, di rilevanza nazionale per i fedeli albanesi. Dal giardino del convento potrai godere di un panorama molto romantico su tutta la città di Fier. Al centro del paese potrai visitare il colorato mercato che si svolge ancora tutti i giorni lavorativi, dove potrai acquistare prodotti tipici molto freschi. La cattedrale è il simbolo della città nuova.

Fier è una città relativamente giovane, quindi troverai anche dopo il centro storico, molti quartieri con palazzoni e parchi enormi del periodo comunista. Invece però con l’avvento della democrazia Fier sta diventando una città sempre più evoluta inserita in un percorso di ammodernamento delle strutture e delle risorse albanesi.

Cosa Vedere a Durango

La città di Durango, nell’omonimo stato messicano nord occidentale, sorge in una fertile valle alle pendici delle colline vicino alla Sierra Madre. Se fai un viaggio in Messico e vuoi cogliere la vera essenza della cultura messicana ti consiglio di non perdere questo luogo che, grazie ad un turismo ancora poco fiorente, conserva tutta l’autenticità di questo stato.

La città è un centro agricolo ed industriale, grazie anche alla massiccia presenza di miniere di oro, rame e ferro, ma anche una cittadina culturalmente vivace grazie ai numerosi musei e teatri presenti. Inizia la tua visita da centro cittadino, ovvero da Plaza de Armas dove, di domenica pomeriggio, potrai anche ascoltare la banda che suona in un padiglione lì nei dintorni.

La piazza è dominata dalla bellissima Cattedrale che presenta degli interni preziosi come la “silleria”, ovvero la fila di stalli del coro ornati da bassorilievi di apostoli e santi e finemente decorata in oro. Poco distante si erge il Palacio de Gobierno, oggi sede governativa, che conserva al suo interno murales variopinti che raccontano la storia di Durango.

Passeggiando per la città ti imbatterai in splendide case coloniali come la splendida Casa del Conde de Suchil in stile architettonico churrigueresco del diciottesimo secolo. Molto bello anche il teatro neoclassico Ricardo Castro e il Museo de las Culturas Populares che conserva opere d’arte popolare indiana e arte locale. Interessante, infine, è il Museo Regional de Durango che conserva manufatti, oggetti e dipinti di epoca coloniale e ospita spesso mostre sulla storia e l’archeologia della regione.

Come Visitare la Lapponia

Lungo un percorso di 200 km nella Lapponia svedese, starete a contatto con il popolo Sami, nativo di questa regione, imparando a conoscere abitudini di vita antiche e inconsuete. Proprio come i loro antenati, i Sami accompagnano lo spostamento delle renne dai pascoli invernali in pianura agli alpeggi, attraverso un paesaggio straordinario fatto di laghi ghiacciati, abeti carichi di neve e ampie vallate.

La Lapponia è la terra del popolo Sami e comprende le parti più a nord della Norvegia, della Svezia e della Finlandia, oltre alla penisola di Kola in Russia. Per i pastori la migrazione comincia tradizionalmente nella piccola città settentrionale di Gallivare in Svezia, a sudest dell’aeroporto di Kiruna. Salirete a bordo di un gatto delle nevi e vi dirigerete verso le alture, i pascoli fertili e il monte Kallaktjakka dove all’inizio di maggio nascono i primi piccoli. Con i suoi 1810 metri, quest’ultimo fa parte dello Stora Sjofallets (Great Lake Falls) National Park, riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità.

La migrazione crea un particolare legame tra i pastori e le renne. All’arrivo della primavera, esse iniziano istintivamente a spostarsi verso ovest, passando attraverso vallate piene di neve e salendo sulle montagne. Tuttavia, da sole non avrebbero alcuna difesa contro il cattivo tempo, la mancanza di cibo e gli attacchi dei predatori. Per i Sami è importante invece che le renne – le quali forniscono loro cibo, ma anche carne e pellicce da vendere – arrivino sane e salve, quindi le scortano in questo decisivo viaggio all’interno della tundra. Risulta essere una tradizione che risale a migliaia di anni fa, ancora attentamente rispettata e tramandata di generazione in generazione.

In passato, però, l’impresa era più ardua, poiché i pastori utilizzavano sci da fondo invece dei moderni gatti delle nevi. Oggi il percorso viene completato molto più velocemente ma alcune vecchie tradizioni non sono state dimenticate, anche riguardo alla sistemazione per la notte. Dormirete in un lavu, la tradizionale tenda dei pastori oggi fatta di rigida tela invece che di pelle di renna. Nonostante le apparenze non soffrirete il freddo, in quanto vi sdraierete su pelli di renna e altre copriranno il vostro sacco a pelo.

Anzi, starete talmente comodi che la mattina seguente vi alzerete con difficoltà per radunare le renne e andare a cercare qualcosa con cui nutrirle. Tuttavia, non sarete obbligati a lavorare se non ne avrete voglia: i ‘veri’ pastori sono i Sami che si alzano presto e con i loro gatti delle nevi corrono a radunare le renne. Queste ultime, infatti, non restano ferme a lungo, poiché l’istinto le spinge a dirigersi ad ovest, verso le montagne.

Anche in primavera le radici, i licheni e il muschio – il cibo preferito da questi animali – rimangono nascosti sotto la neve, così sono i Sami a doverli raccogliere e a staccare lo slahppu, un duro muschio che cresce sui rami degli alberi. Con molta probabilità, prima ancora di rendervene conto avrete voglia di unirvi ai pastori anziché limitarvi a guardarli da lontano.

Ma per prendere il muschio bisogna colpire con forza i rami, e per riunire le renne agitare freneticamente le braccia. Questo è uno dei momenti più caotici della giornata, poiché gli animali che si sono allontanati devono essere riportati indietro: non è raro vedere un pastore con la faccia immersa nella neve dopo un inseguimento poco fortunato. C’è dapprima una grande confusione, ma poi, come per magia, ritorna la calma e il viaggio può proseguire sulla neve intatta.

Risulta essere difficile non sentirsi coinvolti nella vita del branco e nella sua migrazione. Ogni renna ha il proprio carattere, ogni movimento della testa e della coda è diverso dall’altro: sarà logico voler sapere sempre più del loro comportamento. Una renna dal manto bianco – colore particolarmente raro – ha per i Sami un alto valore spirituale: la famiglia che la possiede è tenuta in grande considerazione.

Ogni giorno, per una settimana, seguirete gli animali, li condurrete, li raggrupperete e li salverete dagli attacchi di un ghiottone o di una lince, entrando sempre di più a far parte del loro mondo. Più andrete avanti, più essi saranno vicini ai nuovi pascoli dove vivranno e si riprodurranno. Il momento più bello sarà quello in cui finalmente vedrete il branco pascolare felice: allora vi renderete conto di essere diventati anche voi pastori di renne.